Il presente articolo intende presentare due ricerche volte ad analizzare la sfera semantica a cui si afferisce inerentemente al tema dell’infertilità per comprendere se nella visione sia sociale sia, più intima, della coppia vengano evidenziate le molteplici sfere che entrano in gioco in tale esperienza e a quali venga attribuita maggiore importanza.

La tematica dell’infertilità a livello sociale

È importante comprendere il confronto tra come la tematica dell’infertilità venga percepita a livello sociale e quanto in questa dimensione vengano sottovalutati gli aspetti emotivi e psicologici che una coppia si trova a fronteggiare e cosa questo implichi e comporti all’interno del percorso di PMA stesso. 

In particolare, la prima ricerca è nata dall’interesse di conoscere il modo in cui viene argomentato il tema dell’infertilità negli articoli dei più diffusi quotidiani, la seconda, invece, è volta a studiare le narrazioni delle donne che, nell’ambito del loro percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA), hanno svolto tre sessioni di scrittura espressiva, secondo la metodologia di Pennebaker (Pennebaker&Beall, 1986).

Tale analisi prende avvio dalla convinzione che studiare come viene argomentato un tema significhi confrontarsi con le parole espresse in riferimento al tema analizzato, provando a cogliere il senso che esse esprimono e la dimensione emozionale che viene evocata. 

infertilità e tracce di cultura

Pertanto occupandosi delle narrazioni inerenti al tema dell’infertilità e studiando i testi prodotti da diverse persone sullo stesso tema, è possibile individuare le tracce della cultura condivisa dagli stessi, esaminando così gli elementi che orientano il pensiero e le prassi delle persone coinvolte.

L’obiettivo perseguito, ovvero individuare il senso espresso nel modo in cui viene argomentato il tema e la metodologia utilizzata per raggiungerlo, quindi una specifica tecnica di analisi del testo sono un continuum  volto appunto a dar voce al “non detto” inerente a questo tema. 

La prima ricerca è nata dalla curiosità di capire come la questione infertilità, che investe la nostra società nel suo complesso, venga elaborata dalla stessa e si è proposta di comprendere come viene argomentato questo tema nella cultura italiana.. È chiaro come essa implichi dimensioni tecniche, biologiche, psicologiche, sociali, etiche e morali, che faticano a trovare una loro coniugazione nel singolo, nella coppia, nella famiglia ma anche nella società. 

A questo scopo, sono stati raccolti gli articoli contenenti la parola infertilità pubblicati in due dei più diffusi quotidiani a livello nazionale ed è stato constatato quanto il tema venga trattato essenzialmente in base a due dimensioni, denominate “biologica”e “psico-sociale”  (Cordella et al., 2015). Nella dimensione biologica, è soprattutto il corpo, o meglio, gli organi riproduttivi ad essere chiamati in gioco, mentre il vissuto rimane sullo sfondo, quasi estraneo al processo riproduttivo. Ciò che conta, infatti, è il successo nel concepimento. I due repertori che si collocano in questa area trattano l’infertilità o come malattia, che trasforma le coppie in oggetti di cura, o come terapia, che si traduce nel ricorso alla tecnicalità biomedica. Così, il concepimento da evento naturale ed interno alla coppia, diviene intervento tecnico, estraniante ed estraneo, definibile come assistenza alla fecondazione. In contrapposizione alla dimensione biologica, si trova l’area psicosociale. In quest’ultima, il tema portante è l’elaborazione di ciò che l’infertilità comporta.

Da tale analisi si evince quanto la complessità della questione venga ridotta a pochi elementi concreti che, nel loro insieme, hanno l’obiettivo di annullare il problema piuttosto che elaborarlo. 

Infertilità come patologia sessuale e colpevolizzazione

L’attuale tendenza è quella di trattare il tema dell’infertilità come patologia sessuale rischiando così di colpevolizzare le coppie implicate, senza favorirne  una reale elaborazione e un funzionale adattamento. 

La seconda ricerca, invece,  come precedentemente accennato si è proposta di esplorare le narrazioni prodotte dalle donne che stavano affrontando un percorso di PMA che hanno accettato di partecipare a tre sedute di scrittura espressiva, secondo la tecnica diPennebaker, con la richiesta di scrivere i pensieri e i sentimenti più profondi ed intimi a proposito dell’esperienza che stavano vivendo (Pennebaker,1997; Pennebaker& Chung, 2007; Renzi, 2016). 

Negli scritti delle partecipanti appare visibile sia la complessità insita nel tema dell’infertilità, ovvero il sentirsi implicate oltre che dal proprio desiderio di generatività, da quello della famiglia, del compagno, della società, sia il confronto con l’estraneità delle tecniche riproduttive, vissute come oggetto sconosciuto, intrusivo e pericoloso. Le emozioni che sembrano più tangibili sono la responsabilità delle scriventi di doverci provare; la necessità di attraversare le diverse fasi, pur nella loro potenziale pericolosità, restando tranquille; la necessità di affidarsi, coniugata alla paura del fallimento. 

solitudine, vergogna e paura nell’infertilità

In breve sembrano emergere temi quali la solitudine, la vergogna, l’implicazione, la paura. 

In generale, considerando i risultati emersi dai due studi, appare evidente la distanza tra le narrazioni delle donne che affrontano problematiche connesse all’infertilità/sterilità e alla PMA e la trattazione del tema da parte della società. 

infertilità e dimensione di possibile mancanza

Sul piano culturale non sembra esserci spazio per accogliere quella dimensione di possibile mancanza espressa dalle donne. Come cultura detta, le coppie traducono la questione in termini di patologia/cura e se l’azione medica,a cui si delega il potere di “annullare il problema”, fallisce, sembra emergere la solitudine della coppia. 

L’estraneità, è insita nel percorso di PMA in cui entrano a diversi livelli molteplici “elementi esterni”: dal personale sanitario (ginecologo, infermieri, biologo), alle numerose prescrizioni farmacologiche/terapeutiche che si inseriscono su un piano di relazione/cura.

Sembra non esserci ancora spazio per un pensiero capace di distinguere, nominare, comprendere le emozioni coinvolte, fino a consentire una elaborazione consapevole del percorso che permetta di affrontare la propria impossibilità di concepire naturalmente un figlio. 

Di Giovanna Bruno

Fonti:

In-fertilità. Un approccio multidisciplinare: Atti del I Convegno nazionale Roma, 5-6 maggio 2017 a cura di Michela Di Trani e Anna La Mesa.

Psicologia clinica perinatale. Dalla teoria alla pratica. Rosa Maria Quatraro e Pietro Grussu.

I miei quattro trimestri – esercizi di positività – spunti di neuroscienze e hypnobirthing. Cecilia Antolini Brenna e Silvia Dalvit Menabé

Il parto positivo. Diventare mamma con scienza e con amore. Cecilia Antolini Brenna e Silvia Dalvit Menabé

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