In gravidanza, la diagnosi di un tumore non è un evento comune, colpendo una donna incinta su mille, sebbene l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) sottolinei un aumento dell’incidenza, in parte dovuto all’aumento dell’età media alla quale le donne diventano madri. Il 40% dei casi riguarda il cancro al seno, seguito dai tumori della cervice uterina, i linfomi, i melanomi e quelli della tiroide. Tuttavia, gli esperti sottolineano che è possibile trattare i tumori anche durante la gravidanza.

Per comprendere le opzioni terapeutiche e il momento opportuno per iniziare le cure, abbiamo intervistato la Professoressa Lucia Del Mastro, Direttrice della Clinica di Oncologia Medica presso l’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Università di Genova, una delle massime esperte italiane nel campo dei rischi oncologici in gravidanza e della preservazione della fertilità nelle pazienti oncologiche.

La prima cosa da sapere è che quando si scopre un tumore durante la gravidanza, è fondamentale un approccio multidisciplinare“, afferma Del Mastro. “È essenziale rivolgersi a centri specializzati con team esperti nella gestione di situazioni così complesse“. La valutazione delle opzioni terapeutiche avviene attraverso la collaborazione di oncologi, chirurghi, neonatologi, anestesisti e altri specialisti, che insieme alla paziente stabiliscono la strategia più adatta, caso per caso.

Cosa si può fare e quando

Secondo la Professoressa Lucia Del Mastro, esperta nel campo oncologico in gravidanza, la chirurgia è sempre un’opzione possibile per i tumori in uno stadio iniziale, indipendentemente dal momento della gestazione. L’intervento chirurgico non compromette l’andamento della gravidanza né aumenta i rischi per il feto o per la mamma.

Tuttavia, la radioterapia contro i tumori non può essere eseguita durante la gravidanza. Per quanto riguarda le terapie farmacologiche, dopo il primo trimestre, è sicuro ricorrere a diverse forme di chemioterapia altamente efficaci. Del Mastro rassicura che le evidenze scientifiche dimostrano che la chemioterapia nel secondo e terzo trimestre non aumenta il rischio di malformazioni per il bambino, equiparando quello delle donne non malate, intorno al 3%.

La chemioterapia può essere somministrata anche prima dell’intervento chirurgico per ridurre le dimensioni del tumore. Tuttavia, altri farmaci come quelli anti-ormonali, anti-HER2 e le immunoterapie attualmente non sono raccomandati durante la gravidanza, in quanto possono avere effetti negativi sullo sviluppo fetale o sul liquido amniotico.

Il parto anticipato

Parlando in generale, è importante considerare che esistono diversi tipi di tumore al seno, e ogni caso deve essere valutato individualmente. In situazioni in cui il tumore viene diagnosticato all’inizio della gravidanza e richiede un trattamento immediato, come nel caso di un carcinoma mammario triplo negativo aggressivo, potrebbe essere presa in considerazione anche la possibilità dell’aborto. Questo perché il tempo tra l’intervento chirurgico per rimuovere il tumore e l’inizio della terapia farmacologica è critico, e un ritardo potrebbe influenzare negativamente la prognosi. Queste decisioni sono sempre prese in collaborazione con la paziente, che ha il diritto di scegliere di correre questo rischio, se lo desidera. Tuttavia, è importante sottolineare che non è necessario attendere il parto per iniziare la chemioterapia.

Le pazienti con mutazioni nei geni BRCA non vengono trattate in modo diverso rispetto a quelle senza mutazioni. Quando viene diagnosticato un tumore metastatico durante la gravidanza, altri trattamenti possono essere rimandati fino dopo il parto.

Il parto può essere anticipato, e nel nostro centro si considera la 35ª settimana di gravidanza come momento opportuno. Questo perché prima della 34ª settimana aumentano i rischi per lo sviluppo cerebrale del feto e, di conseguenza, per l’insorgenza di deficit cognitivi. Le terapie farmacologiche possono essere riprese o iniziate già dopo pochi giorni dal parto.

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